Tra storia e leggenda: La strage nella Turri.

 

La Turri Vecchia è, in Sila, una dimora … storica. La Sila è stata dal settecento fino a metà dell’ottocento, terra di briganti. Si trattava sovente di ex ergastolani, ma anche ex ufficiali dell’esercito, compresi molti ex Garibaldini. Il Re Federico II li assoldò sperando potessero essere utili per sconfiggere l’esercito Italiano. Anni prima, nel 1799 il governatore borbonico se ne era servito per combattere i patrioti giacobini della Repubblica Partenopea. Per un lungo periodo i Briganti furono visti quali difensori della popolazione. Il più famoso, il brigante Giuseppe Musolino, condannato all’ergastolo nel 1901 fu poi graziato nel 1944 vista la popolarità che riscuoteva tra la popolazione. Le donne di Santo Stefano d’Aspromonte hanno dedicato al Musolino questa preghiera:

 


“Musolino est’innocenti,

l’anno a tortu condannatu:

Oh Madonna, San Giuseppi,

sia da Vui semp’aiutatu

Oh Gesù. Madonna mia

D’ogni mali sia scampatu

Ora e sempri, a ccusi sia !”

 

Ma con il passare del tempo la popolarità del brigantaggio andò scemando. I briganti furono visti, dalla popolazione sempre più come ladri e sempre meno quali difensori della popolazione più debole. E’ in questo momento storico che si inserisce la storia della “Strage alla Turri Vecchia”.

La Turri Vecchia deve il suo nome al fatto che per tantissimi anni e’ stata l’unica costruzione in muratura dell’intera Vallata. Sorta quale rifugio per i pastori fu successivamente incendiata dai  briganti della Sila. La sua posizione permetteva una completa veduta della vallata sottostante, le spesse pareti in pietra la rendevano inaccessibile. La Turri era dotata di in ponte levatoio, ai piani inferiori non aveva ingressi, all’unico accesso posto a 5 metri dal suolo si accedeva tramite una scala in pietra posta però a circa 4-5 metri dalla porta e collegata a quest’ultima da in ponte levatoio. L’unico accesso era inoltre facilmente difendibile dall’interno mediante feritoie. Oggi sono ancora visibili, ai quattro lati della residenza padronale, le feritoie che permettevano di sparare da dentro  senza venire colpiti. Per i turisti più interessati sarà possibile vedere, altre due Turri, poste nella vallata del lago Arvo, una completamente in rovina, ma integra nella sua struttura primitiva ed un’altra perfettamente restaurata. Sarà così possibile immaginare come queste torri fossero, per la popolazione dell’epoca e quindi per i briganti,  praticamente inespugnabili. La Turri era tanto bene posizionata e difesa che non venne mai espugnata con le armi ma a causa di un Tradimento.

I proprietari della vallata (famiglia Morelli di Rogliano), così come tutti coloro che volevano continuare a gestire affari in Sila, erano venuti a patti con i briganti, fornendo loro, di volta in volta, cibo e vestiario che consentiva di sopravvivere in montagna. Ottenevano in cambio che le loro attività commerciali ed agricole, l’allevamento ed il taglio di alberi non subissero … incidenti. Ciò nonostante avevano messo a disposizione dei propri coloni la Turri per metterli a riparo da eventuali .. ripensamenti da parte dei briganti. Sembra che i coloni, sicuri della loro incolumità, cominciassero a “fare la cresta” sulle partite di cibo e di vestiario. Tale notizia arrivò alle orecchie dei briganti stessi che decisero che tale “onta” doveva essere lavata col sangue. Si misero quindi d’accordo con un contadino della zona, parente di un brigante e amico intimo di uno dei coloni. Questi, forse costretto, accettò l’incarico di farsi aprire l’accesso alla Turri ma chiese ed ottenne che venisse fatta salva la vita dell’amico. Fu perfezionato il piano: durante al cena, con una scusa, avrebbe fatto abbassare il ponte levatoio e contando sulla scarsa attenzione dei coloni a tavola,  avrebbe permesso l’accesso ai briganti nascosti nelle vicinanze.

Il Traditore si presentò quindi alla Turri, venne riconosciuto e fu fatto entrare. Alla fine della cena, per salvare l’amico disse: “quest’acqua è vecchia, accompagnami a prenderne di nuova alla fonte”. Ma l’amico rispose, “ma quando mai, è fresca e poi non tengo sete” – “allora accompagna me, che invece ho tanta sete rispose l’altro. Infastidito per l’insistenza e non avendo alcuna intenzione di uscire al freddo il colono rifiutò più volte le offerte del amico che a mezza bocca disse: “io feci di tutto, si vede che eri destinato a morire”. Uscì quindi da solo permettendo al contempo l’ingresso dei briganti che uccisero tutti e 8 i coloni presenti. Uno di questi, sembra proprio l’amico pigro, ferito a morte, lasciò l’impronta della propria mano insanguinata sulla parete d’ingresso, nel disperato, tardivo ed inutile tentativo di uscire.

La Torre venne quindi data alle fiamme ed abbandonata.

Quando venne restaurata, finito il brigantaggio, fu trasformata prima in abitazione e stalla: vennero aperte nuove porte ai piani bassi e distrutto il ponte levatoio sostituito da un terrapiano che collega direttamente il secondo piano alla strada. In ultimo fu nuovamente trasformata in residenza dagli attuali proprietari.

A ricordo rimangono solo le spesse mura e le feritoie oltre che l’impronta della mano del “colono pigro” coperta da più mani di vernice.