Longobucco ed i suoi ricami
Ad una ora e mezza di auto dalla Turri Vecchia, se arrivate fino al lago Cecina od al Parco nazionale, vi consiglio infine una visita a Longobucco. Ex lebbrosario sorge al fondo di una scoscesa gola della montagna, la strada, anche se asfaltata presenta qualche difficolta data la particolare pendenza (surriscaldamento dei freni). Longobucco appare un paese fermo nel tempo, con stradine caratteristiche, piazza con chiesa dove la popolazione risulta solita ritrovarsi. A Longobucco potrete visitare il museo del ricamo ed in quella stessa sede acquistare stoffe prestigiose ancora tessute rigorosamente al telaio.
Longobucco sta sulla fiancata Nord della Sila a 30 Km. da Mirto Crosia e a 40 da Camigliatello sul percorso della Silana di Rossano.
Tutto il territorio e montuoso con cime che raggiungono e superano i 1500 metri sul mare come il Monte Altare e il Palepite erroneamente detto Paleparto.
Le Origini
I primi colonizzatori furono esperti della metallurgia del bronzo e dei ferro quali: gli Orniti, gli Ittiti, gli Ebrei, gli Aramei, i Fenici, gli Israeliti.
Gli Orniti, provenienti dal Tibet, lasciarono impresso sui loro manufatti il segno dei Sole (la doppia croce uncinata), come si evidenzia su alcuni reperti casuali nella frazione di Ortiano.
Le origini di Longobucco sono sconosciute e remote, anche se alcuni cronisti locali la identificarono nella antica e introvabile TEMESE o TEMPSA o THEMESEN.
Una precisa notizia storica sulla denominazione di Longobucco ci giunge tramite un diploma dell'imperatore Enrico VI il quale nel 1197 concesse a Pietro di Livonia il governo delle miniere di Longiburgi .
Il nome risulta di pretta derivazione germanica dal termine Longburg che significa appunto: lontano castello.
Secondo altri studiosi, deriva dai normanni che nel secolo XII introdussero il rito latino e tradussero Longoburgo in Longobucto e poi in Longobucco.
Il castello oggi non esiste piu' se non nella semplice denominazione di Via Castello. Questo lontano Castello era attorniato da mura di cinta per la difesa. La parte bassa, verso il mare, costituiva un punto di osservazione ed era servita da una torre quadrangolare in tufo locale, sulla quale si eresse una piramide perfetta a base ottagonale che divenne la Torre Campanaria, volgarmente detta: Campanaro.
La Storia
A 750 metri sul livello del mare, la TERRA LIBERA DI LONGOBUCCO era conosciuta prima dell'anno 1000 per la sua ARGENTERA, ritenuta una delle piu' ricche dell'Italia meridionale e soprattutto una delle piu' fiorenti per la presenza di numerosi corsi di acqua e folti boschi, necessari ai mulini ed ai forni per l'industria metallifera.
Ricchi filoni argentiferi furono svenati lungo gli alvei dei torrenti per rimpinguare i forzieri dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei Re napoletani che regolamentarono diligentemente lo sfruttamento minerario, sulla scorta di un'ampia documentazione di diplomi, registri e quaderni risalenti al 1197. In quell anno Carlo VI nomino Governatore delle miniere un suo familiare, Pietro Livonia, fondatore del Casale di San Pietro ai piedi dell ARGENTERA. In quegli anni lo abate Gioacchino da Fiore si reca a Longobucco per realizzare due calici di argento su disegni da lui elaborati con scene bibliche.
Sotto gli Aragonesi (1500) il napoletano Galeazzo Caracciolo sfrutta le miniere in maniera sistematica e produsse tanto argento da spingere la Corte ad agire legalmente nei confronti suoi e degli eredi per ritornare in possesso dell'Argentera.
Da visitare
I monumenti da visitare, sono ben pochi :la attivita prevalente fu quella della metallurgia. Tra il XVI e il XVII secolo il fervore religioso della cittadina suggeri la ricostruzione e l ampliamento della Chiesa madre, la costruzione di Santa Maria delle Grazie (1568) retta dai domenicani, di San Domenico dedicata al Santo Protettore, nonche di quella della Addolorata ubicata verso la Porta acqua . Lungo il percorso dei fiume Trionto sul quale vi era la via principale di accesso a Longobucco, sorsero le Chiese di Santa Maria di Lamione di pretta fattura bizantina, ora dei tutto in rovina, posta ai piedi della contrada Manco; in avanti, sul lato opposto, quella di San Martino; sullo stesso lato, in Puntadura, dove un tempo, si teneva la fiera di settembre, quella di Santa Maria della Mercedes; + avanti ancora, e, sempre sulla stessa fiancata dei fiume, quella di Santa Maria ad Nives; poi, quella di San Pietro, ubicata in detta contrada; quella di S. Antonio, oggi dei tutto abbandonata e cadente, e, infine quella di Santa Sofia posta all ingresso della cittadina, fuori le mura, nei pressi della porta marina.
Le Chiese che possono essere visitate perche ben mantenute e per l arte in esse profusa sono: la Chiesa Madre, Santa Maria della Grazie detta dei monaci, la Chiesa dell'Addolorata.
Con una bolla di Paolo IV del 1555 la Chiesa Madre fu dedicata alla Beata Maria; alcuni dicono che sin dalla sua fondazione fu dedicata a Santa Maria Assunta in cielo che e divenuta Patrona dei Paese. Infine si e aggiunto, quale Santo protettore, anche San Domenico molto venerato e rispettatissimo al tempo d'oggi con ricorrenza religiosa cadente il 4 di agosto di ogni anno.
In Santa Maria Assunta (Chiesa madre) viene custodita la Madonnina nera dei carbonai sicuramente risalente al XII secolo.
L'interno della Chiesa risulta impreziosito da pregevoli stucchi di stile corinzio, da morbide pitture, da un coro e da una sacrestia interamente ricoperti in legno di castagno sapientemente lavorato ed intarsiato risalenti alla prima 1/2 dei XVIII secolo, mentre nell'insieme un armonioso barocco ostenta un fascino irresistibile che invita alla preghiera e alla meditazione.
In essa sono gelosamente custoditi i preziosissimi pezzi di oro e di argento finemente lavorati. I metalli furono derivati dalle miniere dei posto e non vi e’ dubbio che alla lavorazione vi prese parte qualche artigiano longobucchese dalla portata di un tale Antonio Gradilone che costrui il secchiello d'argento della Chiesa di San Domenico di Cosenza.
Le miniere di Longobucco fornirono l'argento anche all'Abate Gioacchino da Fiore (1201) per lavorare un calice d'argenti . Nel XVII secolo, a dire dei Fasano, erano in attivita ben 25 miniere di cui: 10 di argento, 3 di rame, 7 di ferro e 5 di piombo.
Il fonte battesimale, scolpito in pietra locale, degno di ammirazione, cosi come la balaustra e la facciata che sono in selce finemente lavorata. La facciata della Chiesa Madre portava una epigrafe cosi concepita: Temesen ut Libant ita Longoburgus vero sacravit deo e dopo il restauro vi si aggiunsero le seguenti parole: Vetus Themesinorum basilica aere publico refecta . Lo stesso riferimento si trova scritto sulla campana e anche sul fonte battesimale anche se oggi poco leggibile. Di tutta la epigrafe suddetta oggi non resta niente perche la facciata risulta in rovina.
Nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta anche dei monaci, oltre agli stucchi e alle pitture vi e da osservare un Crocefisso in legno scolpito probabilmente da qualche domenicano
L'arte del tessere e del ricamo

Risale a tempi antichissimi. Generazioni dopo generazioni si sono tramandati disegni e tecniche di lavorazione che a tutt'oggi adottano. La cultura longobucchese ha prodotto tessuti eccellenti per qualita decorazione e metodi di tessitura; le donne che passavano la vita al telaio, lavoravano cotone, lane nostrane, seta e ginestra prodotti in loco, raggiungendo un grado di perfezione insuperato.
L'eccezionale valore dei tessuti ricamati al telaio verticale a mano, si puo' rilevare osservando le coperte, gli arazzi, i tappeti e i tovagliati che prodotti in una molteplice varietà di colori e motivi (antichissimi) hanno riscosso ammirazione ed apprezzamenti nelle mostre e nelle esposizioni nazionali ed estere.
La Natura
A Longobucco inoltre, si può godere la vista di una natura incontaminata, fatta di folti boschi, di scorci panoramici incantevoli e di percorsi naturalistici affascinanti.
Longobucco fa parte del Parco Nazionale della Calabria. E' possibile ammirare suggestivi paesaggi e lungo i molti sentieri che si possono percorrere si incontrano facilmente scoiattoli, cervi, daini, aquile, poiane e tanti altri animali della fauna locale.